L'AUTORE

Prima della scrittura,
il metodo.

Una forma mentis

Prima della scrittura c'è stata la scienza.

La formazione di Lior Savan nasce nella fisica delle particelle, una disciplina che tenta di interrogare la materia ai suoi livelli più fondamentali e nella quale un'ipotesi, per quanto elegante o convincente, non acquista valore perché qualcuno vi crede. Deve confrontarsi con i dati, con l'esperimento, con la possibilità di essere verificata e, soprattutto, con quella di essere smentita.

A questa formazione si è affiancato un rapporto altrettanto lungo con l'informatica, i linguaggi di programmazione, l'elettronica e i sistemi tecnologici complessi. Mondi differenti, accomunati da una disciplina mentale precisa: un sistema deve poter essere osservato, scomposto, compreso nelle sue relazioni interne e verificato nel suo funzionamento.

Questa formazione non rende automaticamente competenti in discipline diverse. Ha però lasciato una forma mentis. Di fronte a un fenomeno nuovo, il primo impulso non è stato quello di formulare un giudizio, ma di cercare di comprenderne il funzionamento.

Perché scrivere

L'incontro con il mondo della tutela dei minori non è avvenuto per interesse accademico o per scelta professionale. È avvenuto attraverso una vicenda che lo ha toccato personalmente, nella propria carne. Una storia concreta ha aperto improvvisamente la porta su un universo del quale, fino a quel momento, conosceva poco.

La reazione è stata quella che aveva accompagnato gran parte della sua vita: studiare.

Il metodo

Studiare gli atti. Ricostruire le cronologie. Leggere la letteratura scientifica. Cercare l'origine delle teorie utilizzate. Verificare le fonti. Confrontare affermazioni e dati. Distinguere ciò che un documento dimostra da ciò che qualcuno interpreta. Cercare non soltanto gli elementi che confermano un'ipotesi, ma soprattutto quelli che potrebbero smentirla.

È stato in questo percorso che Lior Savan ha incontrato qualcosa con cui la propria formazione scientifica rendeva difficile scendere a compromessi: l'impiego, in ambiti capaci di incidere profondamente sulla vita delle persone, di concetti, modelli e strumenti la cui solidità scientifica può essere controversa, insufficiente o contestata. È il territorio che, nel dibattito internazionale, viene spesso indicato con l'espressione “junk science”.

La questione non è pretendere che discipline differenti funzionino come la fisica delle particelle. La domanda è un'altra: quando una teoria o una valutazione contribuisce a determinare decisioni capaci di cambiare radicalmente la vita di un bambino e della sua famiglia, quali sono le evidenze sulle quali poggia? Quali sono i suoi limiti? Qual è il margine di errore? Esistono spiegazioni alternative? E che cosa accade quando un'ipotesi viene trattata come un fatto prima che sia stata realmente verificata?

Da Mila a un'indagine più ampia

Mila è stata il punto d'ingresso. Ma molto presto la ricerca ha superato i confini di una singola storia. Sono arrivati altri documenti, altri casi, pubblicazioni scientifiche, sentenze, modelli interpretativi, ricorrenze e contraddizioni.

In un certo senso, il percorso ha ripetuto quello di una vita. Davanti a qualcosa che non comprendeva, Lior Savan ha studiato. Davanti a ciò che sembrava non tornare, ha cercato dati. Davanti alle risposte, ha continuato a fare domande.

La scrittura è arrivata dopo. È diventata il modo per rendere visibile ciò che quella ricerca stava facendo emergere e per raccontare storie che, diversamente, rischiavano di rimanere confinate nei documenti, nelle stanze delle istituzioni o nel silenzio.

Il silenzio parla.
Anche quando nessuno vuole ascoltare.